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La San Gimignano del 1.300? Scopriamola a Lubec

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L’opera in ceramica interamente lavorata a mano è firmata dai fratelli Michelangelo e Raffaello Rubino
La San Gimignano del 1.300? Scopriamola a Lubec
La ricostruzione in scala 1 a 100 della città delle torri in epoca medievale in mostra all’evento lucchese


Sembra di essere in una Lilliput trecentesca. Ci sono le botteghe, i vicoli, le piazze, le abitazioni e soprattutto le celeberrime case-torri. Poi un’infinita di personaggi in terra cotta, alti poco più di venti centimetri, che popolano le strade di questo medioevo in miniatura, di cui nella realtà rimangono ormai solo delle tracce. Siamo dentro “San Gimignano 1.300”, un’opera più che un semplice plastico, frutto del lavoro di due fratelli d’arte: Michelangelo e Raffaello Rubino.

L’antico splendore della città in 27 metri quadrati. I due giovani (38 anni il primo, 37 il secondo) si sono cimentati in un’impresa quanto mai impegnativa: ricostruire in scala 1 a 100 e interamente in ceramica il centro storico della “città delle torri”, così come si presentava nel XIV secolo. Il motivo di tanto lavoro è piuttosto semplice: “Ogni anno a San Gimignano arrivano quasi tre milioni di visitatori per vedere quel che resta della città medievale – spiega Michelangelo – Così abbiamo pensato che sarebbe stato bello far vedere ai turisti com’era questo abitato nel suo momento d’oro, quando invece delle attuali 13 torri ce n’erano ben 74 a toccare il cielo della Toscana”. Il lavoro dei Rubino ha valenze molteplici: storica, turistica, artistica e architettonica, ma l’obiettivo principale è valorizzare la storia e la tradizione di un territorio puntando su un artigianato di qualità: “Fra mappe, documenti in latino e reperti d’archivio – racconta Michelangelo – La fase di documentazione ha preso oltre un anno di tempo e ha richiesto la collaborazione di storici delle università di Firenze di Siena. Ancor più lunga è stata la ricostruzione vera e propria della città”. L’ampiezza del lavoro è ben descritta dai numeri della ricostruzione: 27 metri quadrati di superficie, circa 800 edifici fra abitazioni comuni e palazzi storici, 74 case-torri e oltre 200 personaggi che popolano le strade di questo medioevo in miniatura. “Il tutto è realizzato a mano – spiega il 38enne Michelangelo – Abbiamo mischiato tecniche tradizionali e sperimentali nella lavorazione della ceramica decorata a freddo e abbiamo utilizzato più di una tonnellata di argilla proveniente dalle vicine cave di Montelupo”.

Quei grattacieli ante-litteram che svettavano in cielo. Il punto forte della ricostruzione sono ovviamente le case-torri: “Sono nate per scopi difensivi e successivamente hanno acquisito un significato simbolico: più erano alte, maggiore era il prestigio della famiglia che le possedeva”, racconta Michelangelo. Dopo secoli di agio e ricchezza, nel 1348 inizia il declino della città e dei suoi grattacieli ante-litteram: “Prima la peste e poi la sottomissione a Firenze rendono San Gimignano sempre più povera –raccontano i due artisti – I concetti architettonici si modificano e le case-torri cadono in stato di abbandono”. I fratelli Rubino, originari di Capri e figli d’arte (il padre era pittore e ceramista) sono approdati a San Gimignano dopo aver vissuto e lavorato a lungo negli Stati Uniti: “Siamo entrati in contatto con questa realtà perché qui si trovano le aziende che forniscono le materie prime di cui ci serviamo: argilla, smalti, colori – spiega Michelangelo – Ci siamo subito innamorati di questa città e l’idea di realizzare un museo ha fatto il resto”.

Presentazione a Lubec e dopo la Toscana in miniatura. La San Gimignano del 1.300 è già visitabile presso l’omonimo museo cittadino, aperto lo scorso aprile ma ancora in fase di rodaggio. La presentazione vera e propria dell’opera dei fratelli Rubino avverrà il 21 e 22 ottobre prossimi a Real Collegio di Lucca, dove si svolgerà la sesta edizione di Lubec, l’evento-rassegna dedicato all’utilizzo delle tecnologie e alle soluzioni innovative per la valorizzazione dei beni culturali: “Qui non ci sono strumenti virtuali o computer – spiega Francesca Velani, direttore di Lubec – Ma c’è un modo originale ed efficace di promuovere il territorio puntando su quell’artigianato di qualità per cui l’Italia è nota in tutto il mondo”.La San Gimignano medievale non è la prima ricostruzione su cui i due fratelli si sono cimentati e di sicuro non sarà nemmeno l’ultima: “Abbiamo già riprodotto Capri – raccontano – E adesso lavoriamo a un progetto per ricreare la Toscana medievale. Ci saranno i confini, i centri più importanti di quel periodo e un pezzo della via Francigena”. 


Si autorizza la riproduzione totale o parziale dell’articolo.
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Ne hanno parlato:
Corriere della sera (Due passi a Lilliput )
Tirreno (San Gimignano torna al 1300)
 

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