Cultura, benessere e salute

di Umberto Quiriconi

L’OMS definisce lo stato di salute non già come assenza di malattia, bensì come condizione di benessere bio-psico-sociale della persona. Le statistiche ci dicono che bassi livelli culturali determinano una qualità di vita scadente ed una mortalità più alta e precoce.
Tutto ciò deve indurre una seria riflessione nella classe medica, ma anche in tutti i cittadini,
tendente ad una maggior presa di coscienza del valore della vita al fine di salvaguardare il bene supremo rappresentato dalla salute tramite la valorizzazione delle conoscenze.
In ambito sanitario, quindi, il concetto di cultura può e deve identificarsi con quello di conoscenza: conoscenza di sé, vale a dire dei meccanismi biologici, e non solo, che regolano il funzionamento dell’organismo, conoscenza delle interazioni tra l’essere umano e l’ambiente che lo circonda, conoscenza degli stili di vita che consentono di evitare comportamenti a rischio e quindi giovano al benessere complessivo della persona.
Tutto ciò va inquadrato in un processo educazionale che coinvolga i medici territoriali e gli infermieri di famiglia e di comunità, come proponenti, ed i cittadini, come destinatari di messaggi tesi alla sensibilizzazione ed alla responsabilizzazione di questi ultimi circa la presa in carico di loro stessi ai fini della promozione della salute.
Tale processo è inquadrato nel progetto, secondo quanto proposto dalla Regione Toscana, della cosiddetta “Medicina d’Iniziativa” che si propone di intercettare i bisogni di salute dei cittadini il più precocemente possibile e mira al cosiddetto “empowerment” della persona, la quale, con le opportune conoscenze acquisite dai professionisti sanitari di riferimento sul territorio, riesce a ritardare l’insorgenza di malattie croniche verso le quali è predisposta oppure a rallentarne l’evoluzione a tutto vantaggio della qualità della vita.