Narrazione e valorizzazione del patrimonio culturale: incontro tra linguaggi digitali, immaginazione, pensiero e creatività

di Dedi Salmeri, Head of PA Communication&Digital Events IDNTT

L’intervento di Dedi Salmeri ha arricchito il panel “L’esperienza culturale tra reale e virtuale: nuovi paradigmi e creatività” a LuBeC 2023, puntando l’attenzione sul contenuto e sul corretto modo di veicolarlo, comandando i nuovi strumenti offerti dalla tecnologia e dall’AI: il Patrimonio Culturale e la sua narrazione, sviluppata attraverso il linguaggio digitale in commistione con immaginazione, pensiero e creatività.
“Il modo migliore per gestire la tecnologia? Il contenuto”. Per questo IDNTT ha scelto di coniare una nuova coppia creativa: un Direttore Creativo – il guru della comunicazione Aldo Biasi – e un Copy SEO Specialist di eccellenza, l’intelligenza artificiale.

La narrazione del Patrimonio Culturale digitalizzato implica una grande responsabilità: deve essere “future-proof” e veicolata attraverso i canali di digitalizzazione più adeguati.

Ma che funzione ha questa narrazione? Come ci raccontano i paradigmi di Ivan Szekely, un socio-informatico di livello internazionale, siamo arrivati alla fase dell’interesse globale: la fruizione deve essere a 360° e la digitalizzazione fornirà tutti i contenuti per poter creare correttamente un nuovo archivio, un vero e proprio hub culturale. Un organismo vivente e mutevole, in continua evoluzione e che ha bisogno di un nutrimento costante, i contenuti.

E a chi sono rivolti questi contenuti? Partiamo dagli Zennial, una commistione tra GenZ e Millennial: persone, giovani – tra i 18 e i 35 anni – sui quali stiamo scaricando la responsabilità di salvare il pianeta e tramandare il patrimonio culturale. Come recita un articolo di “Harper’s Bazaar”, “i ragazzi fruiscono dell’arte, del patrimonio culturale, ma vogliono capirlo secondo il loro linguaggio. Sono affascinati dal percorso creativo e storico che porta all’opera”. Esempi come Yago, uno scultore molto affascinante ma che sa anche raccontare, o Mirko Ciaccio – un simpaticissimo Art Creator – rendono l’idea: con i canali social raccontano anche i percorsi che portano all’opera.

Poi abbiamo i ricercatori, italiani e internazionali. Il progetto I-DEA, uno dei pilastri di Matera 2019 Capitale Europea, è esemplificativo. È un viaggio all’interno degli archivi della Basilicata. La restituzione si è sviluppata su due livelli: una piattaforma digitale, che ha favorito la consultazione degli archivi, e una serie di mostre temporanee. Questi archivi – grazie al coinvolgimento e alla digitalizzazione – sono un organismo vivo, in continuo movimento e fluido.

Infine, il terzo target: gli stakeholder interni alle amministrazioni, i maggiori detentori della gestione del patrimonio culturale. Sono un bridge importantissimo, animano la consultazione interna: hanno bisogno di consultare l’archivio e monitorano quanto valore abbiano la narrazione e una tipologia di archivio rispetto al target di riferimento.

In conclusione richiamiamo un passaggio di un articolo dell’Economist: “Artificial Intelligence is helping humans make new kinds of art. It is more likely to emerge as a collaborator than a competitor for those working in creative industries”. La collaborazione tra pensiero umano e tecnologia è prioritaria. Deve essere un’alleanza in grado di portare la comunicazione, la narrazione a un nuovo livello.

Narrare vuol dire valorizzare. Il patrimonio culturale digitalizzato è un bene comune. È doveroso renderlo trasversale, ingaggiante e fruibile, secondo le necessità di ogni target”.