Valorizzazione delle periferie attraverso la comunicazione digitale dei beni culturali

di Chiara Greco, Archeo&Art3D – DigiLab e Marta Di Berti, Associazione culturale Quattro Sassi 

Le periferie urbane vengono viste come isole avulse dalla città: in esse spesso si conservano tracce visibili, ma poco tutelate, di un’importante porzione del nostro patrimonio culturale. Nel caso di Roma, questo processo si acuisce per la presenza di uno straordinario quanto ingombrante centro storico, che crea tra il dentro e il fuori le mura urbane: all’interno, servizi e infrastrutture funzionanti e funzionali, sempre più orientati a turisti e a una specifica fascia di popolazione; all’esterno, le periferie, dove risiede la maggioranza dei cittadini, con servizi e infrastrutture spesso carenti.

Come ridurre tale divario sociale avendo come unico strumento il patrimonio culturale, o valorizzare questo patrimonio per la comunità locale?
Archeo&Arte3D Lab, realtà universitaria orientata al territorio inteso nelle sue componenti culturali ed economiche, mediante una rete di associazioni che afferiscono ad esso, sta creando un ponte tra istituzioni e comunità favorendo un dialogo utile alla riappropriazione dei beni culturali da parte dei cittadini, così da riaccendere e diffondere la memoria storica del contesto territoriale.

In questo filone va ad inserirsi il progetto pilota #archeologiainperiferia portato avanti dall’associazione partner Quattro Sassi.

Fig. 1 – Cittadinanza alla scoperta del patrimonio periferico (Settecamini, Roma)

Focus è Settecamini, sito del suburbio est di Roma, dove la Sovrintendenza Capitolina negli anni sta costruendo un percorso tale da delineare un modello di studio e di sperimentazione. Per costruire nuove relazioni tra uomini e luoghi, l’idea è che non sia sufficiente limitarsi a conservare il patrimonio giunto sino ai nostri giorni, ma occorra piuttosto liberare le energie che esso contiene, per risvegliare chi lo vive, lo abita, lo attraversa, o che voglia prendersene cura.

A una situazione legata ad una distanza fisica rispetto ad un centro reale, si affianca infatti una distanza anche percepita nella comunità, che può coabitare con monumenti anche di rilevanza notevole, ma che tuttavia – non divulgati, non raccontati, non vissuti – sono considerati avulsi dalla propria realtà contingente e quotidiana.

 

 

Fig. 2 – Uno dei gruppi partecipanti a mAppiaM! (Villa dei Quintili, Roma)

Emblematico il progetto mAppiaM! riguardante la via Appia antica, considerabile nonostante tutto come monumento periferico: la nostra iniziativa ha coinvolto studenti universitari, addetti ai lavori e cittadini interessati a ciò che li circonda, che grazie alle metodologie collaborative si sono avvicinati al proprio patrimonio e hanno contribuito alla sua conoscenza.

Le metodologie messe a punto non riguardano quindi soltanto il classico sviluppo di tecnologie ad hoc, ma un vero e proprio modello, altamente flessibile, costituito dall’unione di diversi momenti e iniziative di coinvolgimento, sensibilizzazione e valorizzazione, mediante l’utilizzo di tecnologie collaborative per raggiungere tale scopo.

Le iniziative qui accennate hanno mostrato come la cittadinanza, se stimolata e ben guidata, sia fortemente reattiva alle iniziative culturali partecipative che risvegliano quel sentimento di appartenenza che spesso rimane sospeso in un limbo per via della mancanza di possibilità volte a farlo esprimere, con conseguente “senso di abbandono”, innescando il ciclo virtuoso dell’heritage, presupposto di coinvolgimento ulteriore e rigenerazione della periferia stessa.