LuBeC 2018

LuBeC 2018 – Patrimonio Culturale, risorsa d’Europa

Il 2018 è stato dedicato alla riflessione sui temi dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, in linea con i suoi obiettivi generali: promuovere il ruolo del patrimonio culturale quale componente essenziale della diversità culturale e del dialogo interculturale; rafforzare il contributo del patrimonio culturale alla società e all’economia; promuovere il patrimonio culturale come elemento importante delle relazioni tra l’Unione e i paesi terzi.

La due giorni si è costituita come palcoscenico privilegiato per quella visione ampia e integrata della gestione e valorizzazione dell’eredità culturale che include materiale e immateriale e dialoga con l’innovazione tecnologica, la produzione delle imprese culturali e creative, i new media, l’industria e il terzo settore, come sempre sviluppando sinergie e puntando l’attenzione sul rafforzamento del binomio pubblico – privato.

Alternando laboratori, seminari frontali, talk, convegni e presentazioni l’incontro ha dato spazio a riflessioni sull’evoluzione di processi, servizi e prodotti nella filiera beni culturali – tecnologia – turismo, con il coinvolgimento di operatori e stakeholder da tutta Europa, indispensabile perché le politiche e gli scenari si trasformino

in buone pratiche.

Gli esiti di LuBeC 2018

Le tre proposte finali da LuBeC 2018

Nel corso della plenaria e dei diciotto workshop, che sono seguiti nei due giorni di lavoro, sono emerse proposte di intervento e raccomandazioni in tema di valorizzazione dei beni culturali e di welfare culturale, fra le quali sono state selezionate le tre che seguono:

1)  In materia di cultura, benessere e salute:

la partecipazione piena e sostenuta alle attività culturali e artistiche, lungo tutta l’arco della vita, fin dai primi passi, contribuisce a raggiungere e a mantenere una condizione di ben-essere, essenziale per la buona salute fisica e mentale.

Evidenze cliniche e ricerche scientifiche lo dimostrano ormai da decenni in modo specifico e autorevole, attestando il valore di un approccio alla salute nel quale i temi dello sviluppo umano diventano parte integrante delle strategie di prevenzione e di cura, come raccomanda anche l’OMS-Organizzazione mondiale della Sanità. Nella stessa direzione si muove la nuova Agenda per la Cultura europea.

Studi internazionali hanno documentato l’efficacia della partecipazione culturale e i conseguenti minori costi in termini di spesa sanitaria e socio-assistenziale diretta, in particolare con riferimento all’invecchiamento attivo, alla terza e quarta età-caratterizzate dalla rottura delle reti sociali-, alla qualità della vita dei malati.

Ampia oggi è ancora la fascia di popolazione che non partecipa ad alcuna attività culturale, da coinvolgere per contrastare i rischi in termini di inadeguatezza delle competenze rispetto agli scenari in evoluzione e conseguenti ricadute in termini di qualità della vita e ben-essere percepito.

La numerosità delle sperimentazioni che si stanno conducendo con successo da anni in alcune aree del nostro Paese (dall’arte negli ospedali, al ruolo delle esperienze culturali per l’accompagnamento dei malati di Alzheimer e dei loro caregiver, per fare alcuni esempi) hanno ormai raggiunto una fase di maturità tale da potersi trasformare in pratiche e protocolli condivisibili.

A questo fine, si propone:

– la creazione di un tavolo nazionale permanente, al quale siedano il Ministero della Salute, il MiBAC, il Miur, il Ministero per la Famiglia e la Disabilità, la Conferenza Stato-Regioni-Città, con il compito di predisporre un documento strategico per il coordinamento delle iniziative e degli studi e di seguirne periodicamente gli sviluppi.

– l’inclusione, fra gli indicatori di benessere allegati al Def e tratti dalle misure BES annuali prodotte dell’Istat, dell’indice composito di partecipazione culturale.

In virtù delle potenzialità della sua tradizione, l’Italia può candidarsi a diventare uno dei paesi leader in questo scenario, con benefici in termini di potenziale vantaggio competitivo, occupazione e qualità della vita, spesa pubblica.

2) In materia di musei:

si raccomanda di:

– avviare protocolli di intesa e più strette forme di collaborazione tra MiBAC e MiUR al fine di potenziare il ruolo formativo e didattico che è ormai riconosciuto al museo, puntando a elaborare strategie anche di revisione degli allestimenti e di utilizzo delle nuove tecnologie e ambienti digitali per coinvolgere e intercettare il complesso segmento di pubblico, imprescindibile per il futuro, di età compresa entro i 25 anni.

– aprire le istituzioni museali e le amministrazioni pubbliche a nuove figure professionali interdisciplinari, in grado di accompagnare il cambiamento di ruoli e funzioni riconosciute dalla società ai musei (project manager, digital strategy manager, digital advancer,…) e investire sulla formazione degli operatori museali del presente e del futuro.

3) In materia di Capitali Italiane della Cultura: 

I Comuni aderenti alla Rete delle Città della Cultura, che hanno partecipato alla selezione della Capitale Italiana della Cultura, ancorché non vincitori, hanno comunque elaborato importanti dossier con un lavoro di progettualità e di condivisione con le rispettive comunità.

A tal fine alcuni dei progetti dei predetti dossier, se ritenuti di particolare interesse, potrebbero essere ammessi con un emendamento ad hoc ad accedere al fondo già previsto dall’art 16 per gli enti territoriali dal DDL della Finanziaria, attualmente in discussione, conseguendo tre obiettivi:

  1. da un lato non disperdere il prezioso lavoro di progettazione svolto dalle città, che ha un valore in sé, in quanto ha consentito il passaggio dalla logica “dell’eventificio”, a quella della programmazione, in materia di valorizzazione del patrimonio culturale;
  2. dall’altro consente di velocizzare la spesa, potendo finanziare quei progetti dei rispettivi dossier già in fase cantierabile;
  3. infine attiva – come successo con le città vincitrici – un effetto leva aggregando ulteriori investimenti di soggetti terzi sulla cultura.

Questo il testo dell’emendamento che si propone:

Al comma 2 dell’articolo 16 del ddl di bilancio 2019 é aggiunto dopo la parola “ambientali”, il seguente periodo: “Gli investimenti previsti nei dossier di candidatura delle città finaliste alla selezione di capitale italiana della cultura, ancorché non vincitrici, sono finanziati a valere sul fondo di cui al comma precedente per 3 milioni di euro per ciascuno degli esercizi dal 2019 al 2033. Le modalità di ripartizione delle predette risorse sono definite con decreto del MiBAC, d’intesa col Mef.

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